Definizione di Democrazia? per Robert Dahl è un lavoro di gruppo

Robert DahlDemocrazia: il potere del popolo, questa definizione come abbiamo visto per Schumpeter non era vera, ma per Robert Dahl si, o almeno abbastanza. Perché? Nella teoria di Schumpeter non c’è quasi nessuna mediazione fra il singolo cittadino e i leader eletti. I partiti per l’autore austriaco sono solo comitati elettorali,  sindacati, associazioni, gruppi religiosi poi non esistono proprio. Il cittadino è solo come un birillo esposto e vulnerabile all’imprendittività politica del governo. Eppure non è proprio così, già il buon Alexis de Tocqueville scriveva nel 1832:

Gli Americani di tutte le età, condizioni e tendenze si associano di continuo. Non soltanto possiedono associazioni commerciali e industriali, di cui tutti fanno parte, ne hanno anche di mille altre specie: religiose, morali, gravi e futili, generali e specifiche, vastissime e ristrette(…) Dappertutto, ove alla testa di una nuova istituzione vedete, in Francia, il governo (…), state sicuri di vedere negli Stati Uniti un’associazione ” .

caricatura di Tocqueville

E quindi? Quindi Dahl e in più in generale la cosiddetta scuola dei pluralisti ( fra cui ricordiamo Truman)  sostiene che il buon Schumpeter si sia perso un pezzo importante della realtà sociale e politica. Analizzando le relazioni fra la competizione elettorale e le attività dei gruppi organizzati, i pluralisti hanno sostenuto che la politica democratica è in realtà molto più competitiva e i risultati politici di tutti i partiti sono di gran lunga più soddisfacenti di quanto abbia indicato Schumpeter .

L’unione fa la forza

Per Dahl i gruppi di pressione, o di interesse, sono la “naturale controparte della libera associazione”, ma i pluralisti devono affrontare una lunga tradizione di pensatori (Rousseau, Madison, tanto per citarne due) che riteneva le “fazioni” un rischio per bene del paese in quanto queste anteponevano i propri interessi a quello pubblico. Insomma commercianti, industriali, cattolici, protestanti, operai etc.  avrebbero dovuto pensarsi solo come cittadini della repubblica prescindendo da chi fossero nella realtà di tutti giorni ( grande eccezione il nostro Machiavelli).

I pluralisti sono di opinione totalmente opposta: le “fazioni” non sono una minaccia per la democrazia, ma una garanzia per la stabilità del regime democratico. Infatti i pluralisti allargano il concetto di Montesquieu di pesi e contrappesi fra i vari poteri, esecutivo, legislativo, giudiziario. Questa era la concezione perfetta in un mondo in cui il governo viene disputato fra aristocratici, borghesi e clero, insomma coinvolgeva pochi notabili,  ma ai tempi della democrazia di massa, il meccanismo del potere si allarga e questo non risiede più nel palazzo del governo ma è diffuso nella società e i diversi interessi in competizione sono il fondamento dell’equilibrio e del consenso intorno alle istituzioni.

Per Dahl il buon Schumpeter pagava dazio alla sua formazione: nella scienza economica infatti gli individui massimizzano gli interessi personali, invece nella scienza politica gli individui tendono a massimizzare i propri interessi comuni.

Che cos’è il potere?

Dunque? dunque anche Dahl cerca di liberarsi da una definizione di democrazia troppo “filosofica”   e come Schumpeter vuole studiare la “democrazia reale” non quella dei pensatori del passato. E inizia dalla parola “demo” popolo e ”crazia” potere, lasciamo stare il popolo e parliamo di potere.  Per Dahl il potere è il tentativo riuscito da parte di A di indurre B a fare qualcosa che B non avrebbe fatto, senza l’intervento di AInsomma è il controllo sugli eventi immediati, il riuscire a superare una opposizione,  a vincere un comportamento volto a impedire che qualcosa si faccia o non si faccia. 1963_march_on_washington

Dahl è ben conscio che le risorse non sono distribuite in modo uguale in una società, ma quasi ogni gruppo ha dei vantaggi e possono usarli nel processo democratico. Non è solo questioni di soldi, la risorsa finanziaria è importante, ma non è la sola esistono anche altri punti di forza: la cultura, la popolarità, prestigio, tecnologia,  l’occupare una posizione strategica in un processo politico o produttivo etc.

Secondo Dahl il potere democratico è parte integrante di un continuo processo di contrattazione, tra numerosi gruppi che presentano interessi differenti, con differenti punti di forza a secondo delle situazioni.

Ecco la definizione di democrazia

Infatti per il nostro autore non si dovrebbe parlare di democrazia ma di Poli- archia cioè di potere diffuso. Insomma per Dahl la definizione di democrazia è “governo delle minoranze”. “Chi governa?” il titolo del suo testo più famoso, analizza proprio la continua attività di contrattazione fra il governo elettdemocrazia è trovare un accordoo e le minoranza organizzate presenti sul territorio.

La determinazione delle decisioni politiche non riflette una “marcia maestosa” del “pubblico” unito su temi di fondamentale importanza, anche quando in un’elezione si forma una maggioranza numerica è raramente utile “considerare questa maggioranza un qualcosa di più di una espressione numerica.. la maggioranza numerica è incapace di intraprendere qualsiasi azione coordinata: sono le varie componenti della maggioranza numerica che hanno i mezzi per agire

E qui che troviamo il superamento delle critiche di Schumpeter, si è vero la folla non sa coordinarsi, ma è il gruppo “il cerchio magico” che collega individuo, elezioni, governo. E’ vero non esiste una volontà generale, ma un continuo dibattito, una continua contrattazione

Insomma Schumpeter aveva visto la prima parte del film, quello delle elezioni, quello del metodo, ma si era persa la seconda parte il governo reale della cosa pubblica. Dahl riprende il concetto schumpeteriano di democrazia elettiva, ma il momento elettorale, pur fondamentale, non è sufficiente.  E scrive:

io considero in effetti la democrazia una forma di governo che ci consente di definire gli interessi fondamentali di una collettività e di cercare i modi in cui essi possano essere preservati, protetti e aumentati… il fatto è che non possiamo contare sugli altri per tutelare i nostri interessi, non possiamo contare sulla abnegazione di élite benevole per proteggerli, dobbiamo farlo noi entrando nel processo politico”  e sforando ancora di più nell’esortazione morale sostiene:  “C’è ancora un altro lato della questione per cui la democrazia è ancora più esigente: tutti i regimi democratici devono permettere alla gente di impegnarsi in imprese collettive per proteggere diritti che non possono essere garantiti spontaneamente sul mercato

George Bernard Shaw diceva che il socialismo non trionferà perché costringe ad uscire troppe volte la sera, forse per il socialismo non si esce, ma per difendere i propri interessi si.

Insomma vuoi vedere che la miglior definizione di Democrazia l’abbia data Gaber con la “libertà è partecipazione” che abbia letto Dahl?

Che cos’è la democrazia? Schumpeter risponde

Joseph_Schumpeter_Che cosa è la democrazia
Joseph Alois Schumpeter (Třešť, 8 febbraio 1883 – Taconic, 8 gennaio 1950) autore di “Capitalismo,socialismo e democrazia”

Che cos’è la democrazia?” si chiese Schumpeter.  Una domanda che riecheggia dai tempi dell’Atene di Pericle, ma con intonazioni diverse a secondo dei secoli. Nel 700 o nell’800 il termine “democrazia” non aveva lo stesso valore positivo che possiede oggi.

Fino alla seconda guerra mondiale infatti essere democratico non era necessariamente una virtù, nel passato questa parola era un pò sinonimo di “populista” o “demagogico“. La sconfitta del nazifascismo fece di colpo balzare il termine democrazia al livello di: unico regime accettabile e giustificabile.

Insomma un regime non democratico non era legittimato a governare, la cosa complicò non poco la questione, infatti tutti si dichiararono immediatamente democratici , ma proprio tutti, però tra il dire è il fare…

Negli anni ’90 nella ex Jugoslavia girava questa barzelletta ” Che differenza c’è fra una democrazia e una democrazia popolare? ( così si autodefinivano i regimi dell’europa dell’est) La stessa che passa fra una sedia e una sedia elettrica“.

Allora al di là della retorica dei governanti come capire se un regime è democratico o meno? Andiamo con ordine, Schumpeter alla domanda che “cos’è la democrazia?” diede una risposta fondamentale. Innanzitutto  sulla scia del buon Macchiavelli volle spazzare il campo da ogni descrizione troppo filosofica. Intendiamoci Schumpeter in questo è impietoso,  talmente impietoso che butta via acqua sporca, bambino e vasca, ma il suo “Capitalismo socialismo e democrazia” del 1942 rimane un testo imprescindibile, utile e sano come una dieta, doveroso come una medicina amara.  Ah già dimenticavo,  ma chi era questo benedetto  Schumpeter ?

Dal consumatore all’elettore

Joseph Schumpeter( 1883-1950) fu  un economista, prestato alla scienza politica, famoso per  la teoria del ciclo economico per cui i periodi di crescita sono dovuti al comparire sulla scena di imprenditori che grazie al loro genio innovativo sanno imporre al mercato nuovi prodotti  capaci di generare domanda e quindi sviluppo. Per Schumpeter   è il mercato che segue l’impresa, è l’offerta che impone la domanda,  insomma per l’economista austriaco l’imprenditore con il suo demone creativo è  l’eroe dell’epica capitalistica. Quindi come si inserisce nel dibattito scientifico sulla democrazia?  Il nostro Joseph era un tantino preoccupato perchè vedeva nell’evaporare dell’impresa individuale, nel consolidarsi di grandi società per azioni una via, anzi un’autostrad,a capitalistica verso il socialismo. Schumpeter riteneva che lo svilupparsi di grandi oligopoli finisse per burocratizzare l’intero mercato. Quindi si pose questa domanda: “ma se il capitalismo si travasa nel socialismo la democrazia  esisterà ancora?” da qui il titolo “Capitalismo socialismo e democrazia“. Quindi per risolvere questo problema si pose l’usuale quesito “che cos’è la democrazia?

Che cos’è la Democrazia?  facciamo chiarezzaConvention elettorale

E come si è detto fece piazza pulita, e afferma che è puro mito ” la «dottrina classica» della democrazia, secondo la quale «il metodo democratico è quell’insieme di accorgimenti istituzionali per giungere a decisioni politiche, che realizza il bene comune permettendo alla stesso popolo di decidere attraverso l’elezione di singoli individui tenuti a riunirsi per esprimere la sua volontà» “.

Ma quale volontà generale? ma quale bene comune? tutta mitologia secentesca. Infatti il nostro economista, aduso a trattare dell’egoismo individualista di consumatori e imprenditori, afferma che il bene comune non esiste: ogni singolo cittadino è portatore di interessi singoli, non aggregabili in modo razionale in un obiettivo condiviso. Insomma volete dunque sommare le pere con le mele?  gli interessi dei grandi industriali con quelli dei piccoli commercianti? degli operai con quelli degli artigiani? dei cattolici con quelli dei protestanti? della campagna con quelli della città? Schumpeter non ci crede, così come non ci crede alla “volontà generale“, anche questa pura finzione filosofica.

La “teoria classica” presuppone un cittadino, ben informato su tutto, che sappia scegliere razionalmente prendendo le distanze da influenze emotive e pregiudizi, un idealtipo che nella realtà, secondo il pensatore austriaco non esiste, infatti egli scrive  «Normalmente, nell’economia psichica del cittadino comune, le grandi questioni politiche vanno ad affiancarsi o a quegli interessi delle ore di riposo che non sono assurti alla dignità di piccole manie, o agli argomenti di una conversazione irresponsabile».

Ancora dice Schumpeterla democrazia non significa, ne può significare, che il popolo governi realmente in una qualunque delle accezioni normali dei termini “popolo” e “governo. La democrazia significa soltanto che il popolo ha l’opportunità di accettare o rifiutare gli uomini che dovranno governarlo..

La democrazia è metodo

propaganda politica anni 30
propaganda politica anni 30

Si riprende la consolidata teoria liberale per cui i cittadini devono avere la facoltà di sostituire il governo con un altro difendendosi dal rischio che i decisori politici rimangano inamovibili

Insomma per il nostro autore la democrazia è unmetodo politico” cioè un dispositivo istituzionale per giungere a decisioni politiche attribuendo a determinati individui  il potere di decidere su tutti i problemi.  Un potere che deriva loro dall’aver ottenuto il voto del popolo.  Da qui il noto adagio schumpeteriano:

In termini politici sarà sempre un lattante chi non ha assimilato fino a non dimenticarsene più il motto attribuito a uno degli uomini politici più fortunati : «quello che gli uomini d’affari non capiscono è che esattamente come loro trattano in petrolio io tratto in voti»

Qui si rivela tutto il pensiero economico del nostro autore, il leader politico non altri che un “imprenditore politico”  che cerca di ottenere la fetta più ampia del mercato elettorale.  Per lui in politica come in economia è l’offerta che domina sulla domanda.

In realtà il popolo non solleva né decide nessun problema, ma i problemi da cui il suo destino dipende sono normalmente sollevati e decisi per lui.. Gli elettori non solo non definiscono le fondamentali questioni di politiche del tempo, ma anche la scelta dei candidati è limitata dalla rosa di persone proposte loro dai partiti…

Questi anche se differiscono in alcuni dettagli hanno piattaforme analoghe, perché sono macchine per vincere le elezioni , ed è stato necessario costruire queste macchine perché i cittadini comuni non sono in grado di coordinare le loro attività politiche”.

e ancora:

Partito e uomini politici di partito sono semplicemente la risposta all’incapacità della massa elettorale di agire di propria iniziativa, e rappresentano un tentativo di regolare la competizione politica esattamente simile alle pratiche di associazioni fra commercianti o industriali intese a regolare la concorrenza economica. La psicotecnica della direzione di partito e la pubblicità di partito, gli slogan e le marce, sono elementi non accessori ma essenziali della vita politica, lo stesso vale per il politico di professione il political boss

satira politica anni 30
Vignetta satirica anni 30

La vita democratica è la lotta tra leader politici rivali, appartenenti a partiti diversi, per ottenere il mandato a governare. Il destino del cittadino democratico è semplicemente quello di avere il diritto di scegliere e autorizzare periodicamente i governi ad agire nel suo interesse.

Al di là di quanto possiamo trovare simpatiche le sue affermazioni, la grandezza di Schumpeter sta nell’aver definito democrazia come “metodo”, il metodo per scegliere chi governa e questo metodo si basa su elezioni libere in cui chi riesce a ottenere più voti vince.

Dal 1942 a oggi nessuno mette in dubbio questa affermazione, il resto del pensiero sarà criticato, integrato, sorpassato, ma questo passaggio rimane valido sino a noi, sino a oggi, no elezioni? no democrazia.

In altri termini la forma democratica è contenuto democratico, la procedura è sostanza, se questa viene violata viene violato anche la democrazia.

Se giochiamo a calcio e i giocatori iniziano a prendere la palla con le mani e a palleggiare e nessuno fischia, nessuno viene sanzionato, espulso eccettera, è lecito chiedersi se stiano ancora giocando a calcio.

“Repetita stufant” ma  appunto ripeto portiamoci a casa questo concetto la: “Democrazia è metodo“.

Schumpeter in black

Quindi tutto a posto? finita la questione? no Schumpeter nella sua foga purificatrice si è inventato una “teoria classica” che in realtà non è mai esistita, almeno nei termini da lui posti.  Schumpeter nel 1942 vive in america e scrive illuminato dai roghi delle piazze totalitariste di Berlino ,Roma e Mosca, influenzato da una psicologia delle masse che ritrae i movimenti popolari essenzialmente come attività emotive influenzabili come lo sono tutti i comportamenti infantili.  Insomma al di là della sua buona volontà il suo  “pensiero oggettivo” era reso in realtà  molto soggettivo da scienze umane ancora giovani e da un periodo storico difficile.  Inoltre  quando il nostro autore scrive “capitalismo, democrazia, socialismo” era da lungo residente negli Stati Uniti, una democrazia meno ideologizzata di un sistema inglese o francese e molto più pragmatica.

Inutile nascondercelo se davvero il popolo è così imbelle, ignorante etc. ma allora perchè deve essere autorizzato a scegliere chi comanda con le elezioni? Questo è l’elemento più debole del pensiero Schumpeteriano, la contraddizione più forte.

A malincuore però dobbiamo dire che le provocazioni  di Schumpeter ci toccano da vicino, specie in un periodo come il nostro che sta vivendo una forte crisi ideologica, di personalizzazione della competizione elettorale e della evaporazione dei corpi medi in generale ( partiti, associazioni, sindacati etc.).

Agente Edwards
Agente Edwards

Edwards: Perché tanti misteri? La gente è matura, lo accetterebbe…
Agente K: Una persona è matura. La gente è un animale ottuso pauroso e pericoloso.

No questo non è tratta da “Capitalismo, socialismo e democrazia” ma dal godibilissimo film “Men in Black

L’enfasi sul marketing politico, sul politcal boss, sulla manipolazione delle masse non ci sembra affatto così retrò, per questo ho definito Schumpeter una medicina amara perchè  è un autore che ci sfida a dare risposte convincenti, lontane da luoghi comuni. Quindi che cosa dobbiamo rispondere a’ “agente K Schumpeter”?  Questa o principe è un altra storia……